(+39) 348 9268274
Home
Visione Naturale

Vedere meglio...naturalmente

Metodo Bates

I cinque principi fondamentali

Movimento

Fisiologicamente, l'occhio è strutturato per muoversi, in modo naturale e contino…continua

Centralizzazione

Chi soffre di un difetto rifrattivo cerca di vedere tutto allo stesso tempo e con lo stesso grado di chiarezza…continua

Rilassamento

Sin da piccoli, tutti ci chiedono di concentrarci, di focalizzarci, di non distrarci, a casa, a scuola, ovunque!…continua

Memoria

Guardare una cosa, ricordarla e poi tornare a guardarla ci permette di vederla meglio…continua

Immaginazione

Insieme alla memoria, sostiene il dr Bates, l'immaginazione è importante quanto la luce per vedere bene…continua

Chi sono

Io...e il dr Bates

La discepola e il maestro
  • Maria Stella Marini

    L'educatrice visiva

    Mi sono laureata in Lettere e Filosofia all’Università di Padova. La mia vera passione sono sempre state le discipline olistiche. Non condivido l'approccio meccanicistico prevalente, che vede la persona come una serie di organi indipendent…continua a leggere

    image1
  • dr William H Bates

    L'ideatore

    Il dr William Horatio Bates fu un medico statunitense, nato a Newark nel 1860 e morto a New York nel 1931. Si laureò in medicina e chirurgia alla Cornell University nel 1885 e insegnò poi Oftalmologia presso la Scuola di Medicina del New York Hospital...continua a leggere

    image2

la cura di una vista imperfetta si ottiene solamente se non c'è sforzo

dr William H Bates

vedere bene è un'arte che si può insegnare e apprendere

Aldous Huxley

il metodo Bates è basato sul rilassamento, non ottenibile con la concentrazione

Tom R Quackenbush

i miei metodi non sono altro che quelli utilizzati dall'occhio normale

dr William H Bates

gli occhi si rilassano attraverso il movimento

dr William H Bates

ricorda i tuoi successi (le cose viste perfettamente)...

dr William H Bates

…dimentica i tuoi insuccessi (le cose viste non chiaramente)

dr William H Bates

i difetti visivi non sono una condanna a vita

Esther Joy van der Werf

Difetti visivi

Problemi di visione…o punti di vista?

Problemi visivi, difetti refrattivi...oppure punti di vista? La differenza è sostanziale. Una differenza di prospettiva, che richiede a chi si avvicina al metodo Bates di lasciarsi alle spalle le risposte e gli approcci tradizionali. Smettiamo di credere che sono i nostri occhi a non funzionare. Smettiamo di credere che la miopia, l'ipermetropia, l'astigmatismo o la presbiopia siano difetti puramente meccanici. Detto questo, diamo un'occhiata più da vicino ai problemi refrattivi. Potete anche visitare la mia pagina dedicata all'anatomia degli occhi e ad altre patologie oculari.


  • L'occhio emmetrope

    In un occhio emmetrope, ossia esente da difetti refrattivi,… continua a leggere


  • Miopia

    Secondo la definizione classica, nell'occhio miope, i raggi luminosi vengono messi a fuoco…continua a leggere


  • Ipermetropia

    Nell’occhio ipermetrope i raggi luminosi provenienti da oggetti…continua a leggere


  • Astigmatismo

    È una condizione dovuta ad distorsione della cornea…continua a leggere


  • Presbiopia

    Come nell'ipermetropia, anche nella presbiopia il punto di messa a fuoco dei raggi luminosi…continua a leggere


  • Strabismo

    Lo strabismo è una condizione nella quale i due occhi non si muovono in maniera simultanea…continua a leggere


  • Ambliopia

    L'ambliopia o "occhio pigro" come è comunemente conosciuta…continua a leggere

Benvenuti bambini

Il metodo Bates funziona anche con i più piccoli

È tutto un gioco

Possiamo applicare il metodo Bates anche ai bambini? La risposta è. Senza dubbio. I bambini dai cinque anni di età possono lavorare senza problemi insieme all’educatore visivo. Per quelli più piccoli, è consigliabile o necessaria la collaborazione dei genitori. In generale, il coinvolgimento dei genitori è comunque sempre auspicabile: apprendere le basi del metodo Bates consente ai genitori di guidare i propri figli nel quotidiano. Il metodo Bates può fare ben poco se rimane limitato all’ora settimanale con l’educatore visivo. Va interiorizzato e introdotto nella vita di tutti i giorni. L’esempio dei genitori plasmerà le abitudini che il bambino svilupperà nel tempo. Per tutti i genitori che stanno pensando di rivolgersi ad un educatore visivo, è importante tener presente che un bambino, proprio perchè più giovane, ha avuto meno possibilità di fossilizzarsi in cattive abitudini. Anche qualora portasse gli occhiali, avrà subìto l’effetto negativo delle lenti per minor tempo di un adulto. Sarà più facile beneficiare appieno degli effetti positivi derivanti dalla pratica del metodo.

bambini pelotitasIl dr Bates condusse moltissime ricerche sulla vista nei bambini. Una delle sue osservazioni è che nei primi sei/dodici mesi di vita, un bambino non ha una vista stabile, ma può cambiare da ipermetrope a miope a emmetrope con regolarità. Si incomincia ad acquistare una vista più stabile superato il primo anno di vita e continuando così fino all’età scolare. Con l’inizio della scuola, aumenta generalmente la frequenza dell’ipermetropia, mentre maggiori casi di miopia si rilevano a partire dai 10/12 anni.

I principi del metodo Bates si accordano perfettamente con il sentire di bambini ed adolescenti. È un metodo che si fonda sul movimento, sul rilassamento, su pratiche simile a giochi da svolgere quanto più possibile all’aria aperta, senza sforzi o obblighi. Questo risuona molto con l’animo dei bambini, che rispondono assai bene. Quando mi trovo di fronte ad un bambino (ma questo vale anche per gli adulti), la cosa più importante è attirare il suo interesse. Catturare l’attenzione del bambino permette di presentargli le varie pratiche mirate al miglioramento della sua visione in forma ludica. Pertanto, si farà affidamento a quanto può stimolare l’attenzione del bambino senza stancarlo o annoiarlo. Per esempio, invece del classico ottotipo, per i bambini non ancora in età scolare uso un cartello dove si alternano diversi animaletti o un altro con faccine di personaggi dai caratteri ben distinti.

Ci sono alcuni semplici consigli che possono aiutare la vista dei nostri figli – e, allo stesso tempo, la nostra… continua a leggere

Strumenti utili

A disposizione di tutti

Nel quotidiano
Bibliografia
Links
Media
Shop
Screenshot 1
product
Screenshot 1
product
Screenshot 1
product
Screenshot 1
product
Screenshot 1
product

Nel quotidiano

In un articolo pubblicato nel numero di giugno del 1923 della rivista Better In un articolo pubblicato nel numero di giugno del 1923 della rivista Better Eyesight, il dr Bates risponde in modo eloquente a chi gli chiede quale sia la sua tecnica: " i miei metodi non sono altro che quelli utilizzati dall'occhio normale". In questa frase c'è riassunta l'essenza del metodo Bates. I nostri occhi sono frutto di un lungo processo evolutivo e la natura ha creato, con essi, un altro degli innumerevoli capolavori che, con tutta la tecnologia di cui oggi ci vantiamo, non possiamo replicare. La comparsa di difetti rifrattivi non deve farci pensare di essere di fronte ad un danno irreversibile.

Bibliografia

Il continuo aggiornamento è di fondamentale importanza per l'attività di un educatore visivo. Esiste un'intensa attività di interscambio che consente a ciascuno di mantenersi aggiornato su nuovi sviluppi e, al tempo stesso, mettere a disposizione di altri la propria esperienza. Tutto ciò viene fatto attraverso seminari, i convegni nazionali ed internazionali e la pubblicazioni di libri ed articoli.

Links

In questa sezione ho riassunto gli indirizzi web di associazione ed educatori visivi che operano in Italia, in alcuni paesi europei e negli Stati Uniti.

Media

Pagina in allestimento

Shop

Pagina in allestimento

Calendario Eventi

Articoli, seminari e Occhi in Vacanza

Google Glass: quale impatto sulla visione?

user by admin
calendarmartedì, 08 luglio

Il Google Glass e i prodotti simili ormai incombono su di noi e c’è da scommettere che costituiranno il piatto forte del prossimo Natale. È forse giunto il momento di andare un po’ più in là del facile entusiasmo che l’arrivo di un nuovo gadget scatena e cominciare ad interrogarci sui potenziali effetti negativi. È di pochi giorni fa la notizia di una donna accusata in California di guida pericolosa in quanto indossava il Google Glass mentre era al volante (la donna se l’è cavata in quanto la polizia non ha potuto dimostrare che il dispositivo fosse acceso).

È forse ancora più interessante riflettere sul fatto se questi apparecchi possano creare o meno problemi alla vista.

Il Google Glass ha un display posto nel campo dell’occhio destro, leggermente in alto, che offre un esperienza visiva simile a quella offerta da uno schermo di 25 pollici posto ad un paio di metri di distanza, mentre l’audio è a conduzione ossea, ossia è trasmesso attraverso le ossa craniche.

Anche se si tratta di una nuova tecnologia, è pur vero che esistono ormai da anni applicazioni analoghe (per esempio, head-mounted displays, heads up displays, see through displays, ecc.) che consentono di sfruttare la potenza di elaborazione di un computer mantenendo la piena libertà di movimento.

Un articolo pubblicato dalla rivista Forbes presenta alcuni dei potenziali problemi creati da questi “occhiali”, che sono più complessi, in linea di principio, dei problemi di affaticamento creati da un prolungato uso di computer e tablet, ad esempio.

Secondo Sina Fateh, oftalmologo e imprenditore con una trentina di brevetti alle spalle nel campo degli heads-up displays, il problema principale è dovuto al fatto che, indossando il Google Glass, il nostro cervello riceve dai due occhi due immagini diverse. Questo può causare rivalità binoculare. A causa di questa differenza, nei centri della visione non avviene la fusione e il cervello preferisce eliminare una delle immagini. Un altro possibile problema è quello delle forie, la tendenza degli occhi a deviare da un corretto allineamento se abituati a non guardare allo stesso oggetto. L’articolo citato menziona anche le interferenze visive, che si manifestano quando non è facile distinguere due oggetti che si sovrappongono (concetto di cui facciamo esperienza quando, ad esempio, una finestra pop-up semi-trasparente si sovrappone ad un immagine che stiamo osservando sullo schermo di un computer.

L’autrice dell’articolo ha intervistato anche Eli Peli, professore di oftalmologia alla Medical School dell’Università di Harvard, che ha collaborato con Google nella progettazione del Glass. Il professor Peli ha ovviamente speso parole rassicuranti su questo prodotto e sul suo impatto sulla vista. Pure il professor Peli ha tuttavia ammesso che il rischio della rivalità binoculare, pur essendo a suo modo di vedere ridotto, non può essere escluso del tutto. Ha anche ammesso che dovrebbe essere ridotto il rischio di stress muscolare dovuto al fatto che, chi indossa il Google Glass, tende a guardare sopra di essi di quando in quando. Per quanto riguarda il rischio di forie, questo, secondo Peli, è ridotto in quanto “il Google Glass è fatto per micro-utilizzi…L’interruzione della [naturale] visione binoculare è in questo caso così breve che non mi aspetto nessun aumento delle forie”. È proprio questo il problema: chiunque acquisterà il Google Glass o i prodotti concorrenti, lo utilizzerà come si dovrebbe? Pensiamo alle applicazioni di gaming che di certo si svilupperanno, non certo fatte per micro-usi.

Ma questo chi lo spiegherà agli utilizzatori?

 


LEAVE A COMMENT

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

TV, Coca-Cola e metodo Bates

user by admin
calendarmercoledì, 18 giugno

Nel 2004, una società di consulenze francese, la EIM, preparò un rapporto dedicato alle sfide che attendevano gli amministratori delegati delle più importanti imprese francesi. Uno dei dirigenti intervistati fu Patrick Le Lay, allora presidente e direttore generale di TF1, la principale TV generalista francese. Parlando dello scopo della TV, Le Lay rispose che

 “…di fatto, l’obiettivo di TF1 è quello di aiutare la Coca-Cola, per esempio, a vendere il proprio prodotto. Per fare in modo che il messaggio pubblicitario venga ben ricevuto, il cervello dell’audience deve essere disponibile. I nostri programmi hanno l’obiettivo di rendere il cervello disponibile, di divertirlo, di rilassarlo, di prepararlo nell’intervallo fra due messaggi pubblicitari. Quello che noi vendiamo a Coca-Cola è la disponibilità di cervello umano per un certo tempo. Niente è tanto difficile quanto garantire quella disponibilità…”

Sono parole che hanno avuto una vasta eco in Francia e nel mondo. Nonostante mettano di fronte a tutti la nuda verità, un’ampia fetta del genere umano continua a fare quello che i Le Lay di tutto il mondo chiedono, ossia lasciare che il controllo del proprio cervello venga assunto da altri, per parecchio tempo ogni giorno.

Ma sono parole interessanti anche dal punto di vista della visione naturale secondo il metodo Bates. Il dr Bates riteneva che una visione naturale non potesse prescindere da movimento e centralizzazione. Questo non va certo bene al signor Le Lay e i suoi colleghi, che ci richiedono una fissità ossequiosa e passiva di fronte allo schermo. Sempre secondo il dr Bates, per vedere bene occorre assumere un atteggiamento rilassato ma consapevole, ben cosciente del qui, dell’adesso e dell’ambiente che ci circonda, in tutta la sua ampiezza, oltre quelle poche decine di pollici di LED posti di fronte al nostro viso. Un concetto di rilassamento diverso da quello che hanno in mente i controllori dei media di massa, che a me pare più che altro imbambolamento.

La visione, ci insegna il dr Bates, è anche e soprattutto un’attività mentale. L’uso attivo della memoria e dell’immaginazione supporta una visione chiara. Ma che uso attivo della memoria e dell’immaginazione può fare colui cui nulla è richiesto, se non di lasciarsi addomesticare il cervello nell’intervallo fra due spot?

Il metodo Bates cozza contro i dettami di un mondo dove gli individui sono cervelli in vendita al miglior offerente. Il dr Bates ci chiede di prendere coscienza delle nostre capacità, del potenziale che abbiamo dentro di noi di apprendere a vedere bene, contrariamente all’opinione della maggioranza scettica che ci circonda. La sua raccomandazione di fondo è di assumere coscienza della nostra vita e a diventare consapevoli delle nostre scelte. Ben diverso dal divenire una massa amorfa di neuroni assuefatti alla cacofonia, ammansiti e plagiati, che tanto volentieri il signor Le Lay desidera vendere a Coca-Cola.

 


LEAVE A COMMENT

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Lo yoga oculare e il metodo Bates

user by admin
calendarmartedì, 10 giugno

La scorsa settimana, Jorge Sellarés e Ester Salvador hanno condotto un seminario di Yoga Oculare nell’ambito del XIII Congresso Nazionale dell’AIEV a Firenze, al quale ho partecipato. Jorge e Ester sono allievi di Manuel Palomar. Lo Yoga Oculare di Palomar ha molti punti in comune con il metodo Bates. Entrambi pongono molta enfasi sull’importanza di vedere senza sforzo e accogliere le immagini anzichè afferrarle. Inoltre, è fondamentale per i due metodi prestare attenzione alle varie sensazioni che ci si presentano nel qui e nell’ora. Il metodo di Manuel Palomar presentato da Jorge e Ester ribadisce il ruolo chiave della nutrizione e della purificazione proprie dello yoga, del rilassamento del corpo e degli occhi e della mente, condiviso pienamente da chiunque abbraccia il metodo Bates. Un’attenzione particolare è posta al tono del muscolo oculare e al processo dell’accomodazione. Infine, entrambi gli approcci stimolano a prendere cura e coscienza dei nostri occhi, sviluppando una maggiore sensibilità verso questi preziosi strumenti.

Mi ha particolarmente interessato l’esercizio chiamato dello sfondo contrastato, molto utile per massaggiare la retina e ricostituire la rodopsina, la proteina di cui sono ricchi i bastoncelli, i fotorecettori responsabili della visione periferica e notturna. La pratica consiste nel guardare un punto bianco sporgente da una pallina nera, collocata all’estremità di un bastoncino lungo circa 30 cm. Collochiamo sullo sfondo un tessuto nero a pois bianchi. Allontaniamo e avviciniamo il bastoncino al tessuto sullo sfondo, lo muoviamo in circolo, alternando momenti in cui manteniamo gli occhi aperti, guardando il punto bianco, ad altri momenti ad occhi chiusi, in cui immaginiamo un paesaggio in lontananza molto gradevole per noi il tutto per circa 5 minuti. Al termine di questa pratica, e come sempre al termine di qualunque pratica oculare, facciamo un palming ristoratore per 3-5 minuti, dove molto probabilmente percepiremo una oscurità e un nero più intensi del solito, come risultato del massaggio effettuato con lo sfondo contrastato.

È senza dubbio una pratica molto benefica, soprattutto se si è trascorso molto tempo di fronte ad uno schermo, che si tratti di quello di un computer, di un televisore, di un telefonino o di un tablet. È mia intenzione inserire questa nuova pratica di rilassamento nelle mie sessioni individuali e di gruppo. Ancora un grazie di cuore a Jorge e Ester per aver condiviso questi importanti momenti di formazione con gli educatori visivi italiani!

 


LEAVE A COMMENT

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

TORNA ALL'INIZIO

CONTATTI





Il tuo nome (richiesto)

La tua email (richiesto)

Oggetto

Il tuo messaggio

e mentre mi scrivi…stimola la tua visione periferica

Ringraziamenti

Carlo Campomagnani, Theo Sabiote Gruen, Patricia González-Cámpora, Alessandro Lindiri, www.dreamstime.com, Airam Hernández, Rosa Roedelius per la foto dal Bühnenbild Festival More Ohr Less a Lunz am See (www.rosaroedelius.com), Kevin Burg e Jamie Beck (www.cinemagraphs.com).