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TV, Coca-Cola e metodo Bates

user by admin
calendarmercoledì, 18 giugno

Nel 2004, una società di consulenze francese, la EIM, preparò un rapporto dedicato alle sfide che attendevano gli amministratori delegati delle più importanti imprese francesi. Uno dei dirigenti intervistati fu Patrick Le Lay, allora presidente e direttore generale di TF1, la principale TV generalista francese. Parlando dello scopo della TV, Le Lay rispose che

 “…di fatto, l’obiettivo di TF1 è quello di aiutare la Coca-Cola, per esempio, a vendere il proprio prodotto. Per fare in modo che il messaggio pubblicitario venga ben ricevuto, il cervello dell’audience deve essere disponibile. I nostri programmi hanno l’obiettivo di rendere il cervello disponibile, di divertirlo, di rilassarlo, di prepararlo nell’intervallo fra due messaggi pubblicitari. Quello che noi vendiamo a Coca-Cola è la disponibilità di cervello umano per un certo tempo. Niente è tanto difficile quanto garantire quella disponibilità…”

Sono parole che hanno avuto una vasta eco in Francia e nel mondo. Nonostante mettano di fronte a tutti la nuda verità, un’ampia fetta del genere umano continua a fare quello che i Le Lay di tutto il mondo chiedono, ossia lasciare che il controllo del proprio cervello venga assunto da altri, per parecchio tempo ogni giorno.

Ma sono parole interessanti anche dal punto di vista della visione naturale secondo il metodo Bates. Il dr Bates riteneva che una visione naturale non potesse prescindere da movimento e centralizzazione. Questo non va certo bene al signor Le Lay e i suoi colleghi, che ci richiedono una fissità ossequiosa e passiva di fronte allo schermo. Sempre secondo il dr Bates, per vedere bene occorre assumere un atteggiamento rilassato ma consapevole, ben cosciente del qui, dell’adesso e dell’ambiente che ci circonda, in tutta la sua ampiezza, oltre quelle poche decine di pollici di LED posti di fronte al nostro viso. Un concetto di rilassamento diverso da quello che hanno in mente i controllori dei media di massa, che a me pare più che altro imbambolamento.

La visione, ci insegna il dr Bates, è anche e soprattutto un’attività mentale. L’uso attivo della memoria e dell’immaginazione supporta una visione chiara. Ma che uso attivo della memoria e dell’immaginazione può fare colui cui nulla è richiesto, se non di lasciarsi addomesticare il cervello nell’intervallo fra due spot?

Il metodo Bates cozza contro i dettami di un mondo dove gli individui sono cervelli in vendita al miglior offerente. Il dr Bates ci chiede di prendere coscienza delle nostre capacità, del potenziale che abbiamo dentro di noi di apprendere a vedere bene, contrariamente all’opinione della maggioranza scettica che ci circonda. La sua raccomandazione di fondo è di assumere coscienza della nostra vita e a diventare consapevoli delle nostre scelte. Ben diverso dal divenire una massa amorfa di neuroni assuefatti alla cacofonia, ammansiti e plagiati, che tanto volentieri il signor Le Lay desidera vendere a Coca-Cola.

 


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Carlo Campomagnani, Theo Sabiote Gruen, Patricia González-Cámpora, Alessandro Lindiri, www.dreamstime.com, Airam Hernández, Rosa Roedelius per la foto dal Bühnenbild Festival More Ohr Less a Lunz am See (www.rosaroedelius.com), Kevin Burg e Jamie Beck (www.cinemagraphs.com).