K.
the
ARCHIVES
Calendario Eventi

Articoli, seminari e Occhi in Vacanza

Google Glass: quale impatto sulla visione?

user by admin
calendarmartedì, 08 luglio

Il Google Glass e i prodotti simili ormai incombono su di noi e c’è da scommettere che costituiranno il piatto forte del prossimo Natale. È forse giunto il momento di andare un po’ più in là del facile entusiasmo che l’arrivo di un nuovo gadget scatena e cominciare ad interrogarci sui potenziali effetti negativi. È di pochi giorni fa la notizia di una donna accusata in California di guida pericolosa in quanto indossava il Google Glass mentre era al volante (la donna se l’è cavata in quanto la polizia non ha potuto dimostrare che il dispositivo fosse acceso).

È forse ancora più interessante riflettere sul fatto se questi apparecchi possano creare o meno problemi alla vista.

Il Google Glass ha un display posto nel campo dell’occhio destro, leggermente in alto, che offre un esperienza visiva simile a quella offerta da uno schermo di 25 pollici posto ad un paio di metri di distanza, mentre l’audio è a conduzione ossea, ossia è trasmesso attraverso le ossa craniche.

Anche se si tratta di una nuova tecnologia, è pur vero che esistono ormai da anni applicazioni analoghe (per esempio, head-mounted displays, heads up displays, see through displays, ecc.) che consentono di sfruttare la potenza di elaborazione di un computer mantenendo la piena libertà di movimento.

Un articolo pubblicato dalla rivista Forbes presenta alcuni dei potenziali problemi creati da questi “occhiali”, che sono più complessi, in linea di principio, dei problemi di affaticamento creati da un prolungato uso di computer e tablet, ad esempio.

Secondo Sina Fateh, oftalmologo e imprenditore con una trentina di brevetti alle spalle nel campo degli heads-up displays, il problema principale è dovuto al fatto che, indossando il Google Glass, il nostro cervello riceve dai due occhi due immagini diverse. Questo può causare rivalità binoculare. A causa di questa differenza, nei centri della visione non avviene la fusione e il cervello preferisce eliminare una delle immagini. Un altro possibile problema è quello delle forie, la tendenza degli occhi a deviare da un corretto allineamento se abituati a non guardare allo stesso oggetto. L’articolo citato menziona anche le interferenze visive, che si manifestano quando non è facile distinguere due oggetti che si sovrappongono (concetto di cui facciamo esperienza quando, ad esempio, una finestra pop-up semi-trasparente si sovrappone ad un immagine che stiamo osservando sullo schermo di un computer.

L’autrice dell’articolo ha intervistato anche Eli Peli, professore di oftalmologia alla Medical School dell’Università di Harvard, che ha collaborato con Google nella progettazione del Glass. Il professor Peli ha ovviamente speso parole rassicuranti su questo prodotto e sul suo impatto sulla vista. Pure il professor Peli ha tuttavia ammesso che il rischio della rivalità binoculare, pur essendo a suo modo di vedere ridotto, non può essere escluso del tutto. Ha anche ammesso che dovrebbe essere ridotto il rischio di stress muscolare dovuto al fatto che, chi indossa il Google Glass, tende a guardare sopra di essi di quando in quando. Per quanto riguarda il rischio di forie, questo, secondo Peli, è ridotto in quanto “il Google Glass è fatto per micro-utilizzi…L’interruzione della [naturale] visione binoculare è in questo caso così breve che non mi aspetto nessun aumento delle forie”. È proprio questo il problema: chiunque acquisterà il Google Glass o i prodotti concorrenti, lo utilizzerà come si dovrebbe? Pensiamo alle applicazioni di gaming che di certo si svilupperanno, non certo fatte per micro-usi.

Ma questo chi lo spiegherà agli utilizzatori?

 


LEAVE A COMMENT

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

CONTATTI





Il tuo nome (richiesto)

La tua email (richiesto)

Oggetto

Il tuo messaggio

e mentre mi scrivi…stimola la tua visione periferica

Ringraziamenti

Carlo Campomagnani, Theo Sabiote Gruen, Patricia González-Cámpora, Alessandro Lindiri, www.dreamstime.com, Airam Hernández, Rosa Roedelius per la foto dal Bühnenbild Festival More Ohr Less a Lunz am See (www.rosaroedelius.com), Kevin Burg e Jamie Beck (www.cinemagraphs.com).